Catia Carati: StraBologna Story

La passione incontentabile di Franco

Continua la StraBologna Story, rubrica in cui diamo la voce ed un volto ai protagonisti di questo evento per raccontare attraverso la loro storia quella della nostra città degli ultimi (quasi) quarant’anni.

Per mio padre la StraBologna era il fiore all’occhiello. Di manifestazioni ne organizzava tante, ma la stracittadina era il suo top. E ne ha sempre parlato anche con noi, raccontandoci di tutta l’organizzazione: dal percorso agli sponsor sino alla ricerca dei volontari.”

Catia Carati inizia così il suo racconto. Pensando al papà Franco che non c’è più e che ha portato negli anni la StraBologna ai fasti attuali con un lavoro costante ed una passione assoluta.

Dietro a questo evento c’è un lavoro che porta ad un dispendio di tempo ed energie enormi, lui voleva curare i minimi dettagli. L’Uisp era la sua vita e la StraBologna il clou del suo impegno.

<< Ragazzi in questo periodo vado in letargo Uisp >> ripeteva Franco Carati ai figli Catia e Mirko nel periodo precedente e immediatamente successivo alla StraBologna, quando le ore del giorno e della notte sembravano non bastare mai per avere sempre il polso della situazione.

La prima StraBologna senza papà è stata sicuramente un grande dolore. Essere lì in Piazza Maggiore e non trovarlo, non vederlo correre avanti ed indietro a sistemare gli ultimi dettagli è stato un grosso dolore ma anche una grande soddisfazione, perché ho visto una grande partecipazione e so che sarebbe stato fiero.”

Catia ha ricordato papà Franco alla partenza e prima delle premiazioni nel 2016, sulle note di “Uno su mille” di Gianni Morandi: momenti emozionanti per chi ha conosciuto come noi il podista e organizzatore instancabile Carati, classe ’42, scomparso prematuramente nel Febbraio di un anno fa.

Dobbiamo a lui, alla Uisp, ai collaboratori e volontari che stanno portando avanti la StraBologna, che anche questa del 2017 sia un’edizione di successo.

Infine Catia ci ha fatti sorridere con un aneddoto a testimonianza del perfezionismo di Carati, che non era mai soddisfatto dei risultati:

Un anno mia figlia ha partecipato correndo e si perse sul percorso sbagliandosi deviazione, così mio papà non si perse d’animo e andò a cercarla. Trovandola poi ci disse che la cartellonistica era assolutamente da migliorare”.

Grazie Catia, grazie Franco!

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