Fausto Cuoghi: StraBologna Story

Uno strumento di INTEGRAZIONE

Continua la StraBologna Story, rubrica in cui diamo la voce ed un volto ai protagonisti di questo evento per raccontare attraverso la loro storia quella della nostra città degli ultimi (quasi) quarant’anni.

StraBologna è l’espressione più pura del movimento, del benessere fisico e del modo di muoversi senza l’assillo del cronometro.

Così la definisce Fausto Cuoghi, giornalista e speaker di tante StraBologne ai nostri microfoni questa settimana.

Una volta c’era anche il lato competitivo, oggi è una partecipazione di massa e credo che StraBologna debba restare tale. C’è stata una crescita esponenziale di partecipazione dagli anni Ottanta ad oggi grazie soprattutto al grande lavoro dei volontari e mi piace ricordare un amico che purtroppo non è più con noi: Franco Carati.

Prese in mano il timone della StraBologna quando era già un evento importante, ma l’ha fatta crescere in modo esponenziale. Viveva per questa manifestazione e grazie a lui, ai volontari ed alla Uisp che ha avuto questa bellissima idea che nel tempo ha anche saputo difendere con entusiasmo.

StraBologna suona come una musica, Bologna non può fare a meno della StraBologna. È un appuntamento che i bolognesi si aspettano. C’è stato un cambiamento culturale che possiamo vedere anche nell’abbigliamento tecnico anche di tanti amatori. Il messaggio è rimasto lo stesso dal 1980: StraBologna è uno strumento di integrazione. Credo che questo sia stato l’obiettivo per cui la Uisp si debba mettere la medaglia sul petto, in un momento in cui è più facile parlarne di questo tema che agirlo.”

E’ sincero Fausto, che ogni anno racconta sulle pagine di Repubblica questo evento e si rimette per un momento le vesti anche dello speaker parlando di cosa è stato per lui esserlo per tanti anni: “è una responsabilità non da poco. Ti trovi di fronte ventimila persone che ti ascoltano e te ne rendi conto quando sei sul palco in Piazza e vedi il crescentone pieno di gente. Il tuo messaggio viene ascoltato e ci vuole una grande attenzione ad ogni parola, si hanno di fronte ventimila anime differenti tra di loro. Ci vuole un linguaggio e contenuti che siano adatti a quella platea, al di là del fattore tecnico che per un evento non competitivo non è importante. Dobbiamo raccontare la famiglia, il gruppo più numeroso, il partecipante più giovane…

Dal 1980 anche Bologna è cambiata: “ci sono esigenze diverse, oggi la città ha tantissimi nuovi cittadini con esperienze e culture diverse.

Mi fa piacere raccontare la storia di un atleta competitivo della società Gnarro Jet Mattei Team, Mohamed Omar Hussein sbarcato sulla nostra penisola tra mille difficoltà e che ha trovato la sua realizzazione nella corsa.
Tutti gli anni sempre presente, anche se non si vincono medaglie perché alla fine alla StraBologna conta esserci! 

Ecco perché dico che questo evento è uno strumento di integrazione, perché è lo sport stesso che lo è e deve essere.”

Il ricordo più bello? “Tantissimi i ricordi ma l’immagine che ho sempre negli occhi e che giustifica il lavoro di tutti i volontari è vedere il sorriso delle persone che giungono all’arrivo. StraBologna è un’occasione per essere felici, uscire di casa e soprattutto vedere Bologna e tanta gente che si ferma a parlare!

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